martedì 18 settembre 2012

Embrione (K.Wakamatsu, 1966)

Un film che disturba. Uno di quelli che non se ne capisce immediatamente l'esistenza. La violenza di un triste caporeparto di un grande magazzino su una sua impiegata. Visionario...ma non  improbabile. Tutti siamo a contatto con quella violenza, non cadiamo nel baratro come i due protagonisti, ma cronache e racconti la mostrano quotidianamente...Chiaro,  i film esagerano per spiegare...eccedono per rappresentare. Qui esplode nello squallore della quotidianità...estremizza i conflitti, trasforma l'istinto primordiale della caccia nella ferocia dei rapporti umani. Abbiamo l'alienato uomo grigio che non allinea le sue pulsioni, non frena le sue devianze e "vive" nel sottomettere l'altro...ritrovandosi esso stesso preda del suo impulso animale. Finale di riscossa e in contrapposizione al "negativo" del protagonista, ma senza gioia e lieto fine. Questo è "Embrione"...nulla di banale, nulla di scontato...nulla di alieno e tutto o quasi possibile. Film difficile....sesso e violenza alla Wakamatsu. La visione è solo per chi già conosce quei sapori...per gli altri meglio usare una doverosa attenzione.