giovedì 19 settembre 2013

La scala a chiocciola - The spiral staircase (R.Siodmak,1946)


Film di confine, dove la differenza di "genere" si dimostra quanto mai indefinibile e forse anche  inutile. Relegarlo nel recinto dei thriller, definirlo noir per le atmosfere cupe e le belle luci e ombre che possiede o un dramma per la trama da "famiglia rovinata" che indubbiamente il film propone..è veramente troppo limitativo per un'opera che ha ragione di essere considerata "pietra miliare" di tanto e tanto cinema a seguire. Primo film a mostrare la vittima e dal punto di vista del killer, e quando diciamo "punto di vista" intendiamo esattamente che la telecamera si sostituisce allo sguardo dell'omicida...che incombe sulla vittima e rende "viziata" l'aria, che porta lo spettatore a far così inevitabilmente parte della scena che la tensione raggiunge il suo massimo come nessun altro espediente filmico era mai riuscito a fare. Questo farà la fortuna dell'osannato Maniac di Lusting (1980) e prima ancora del film che di questa tecnica è l'archetipo..L'occhio che uccide (1960). Questo film aveva però qualcosa di ancora più sensazionale, non era la semplice e diversa posizione della telecamera a fare la differenza, ma quella servì anche a dare dimensione e sostanza alla mente malata del serial-killer...la lente che distorce la scena, le donne che egli vede sono rappresentate come la sua mente le elabora (si veda per tutte la visione della cameriera muta, ai suoi occhi è stata creata senza bocca e inferiore perchè deforme), entriamo nella sua fobia, viviamo con lui le sue mostruose e aberranti sensazioni. Questo porterebbe a fare anche una veloce riflessione su quanto il cinema stesso possa essere visto come una "educata" e "vendibile" rappresentazione di una vena di vojeurismo che è presente in tutti noi...di una curiosità affine a quella di chi assiste senza essere visto, di chi gode nel sentirsi allo stesso tempo partecipe ed escluso. Visione estrema e opinabile, mi rendo conto, ma non poi cosi tanto assurda.  Tornado al film...una trama che pecca, per i gusti odierni, di ritmo e sensazionalità, ma, abbandonando i filtri che il cinema contemporaneo impone, risulta comunque fluida e magari più affine alle pagine di un romanzo ottocentesco che ad una pellicola...ma di un gusto tanto classico e perfetto che si lascia apprezzare e godere. Sublime la recitazione, misurata e credibile. Attori tanto ben calati nella parte che a noi, costretti spesso a subire doppiaggio e "voci" spesso inadeguate, appare un delitto ben più grave di quello che vedremo sullo schermo sentire Alberto Sordi (davvero troppo difficile da non riconoscere) doppiare con la sua voce uno dei protagonisti...inutile e pessima scelta, ridicolizza il personaggio e irrita senza appello. 
Il film è una continua rappresentazione, anche cinica e certo disperata, della lotta predatore-preda. Questo il filo che lega tutti i protagonisti, questo il pensiero della "madre/cassandra", che vede i suoi figli e la sua giovane cameriera come fossero leoni e gazzelle, come quelle che aveva visto e ucciso nelle sue spedizioni di "caccia grossa" in africa con l'idolatrato e defunto marito. Cerchiamo per tutto il film di indovinare l'assassino, di scoprirlo da una frase che lo tradisca e questo ci risulta difficile...difficilissimo. Non per una particolare complessità della vicenda, ma esattamente perchè in tutti ci sembra di scorgere una colpa, in tutti ci sembra di scorgere motivi per essere carnefice o vittima. Non manca una, seppur leggera e senza nessun legame con le vicende del film, critica a quanto anche vicende truci come quelle raccontate nel film, possano essere digerite dal nostro quotidiano...passate nelle mente senza lasciare traccia e insegnamento. Uno dei personaggi esattamente dice: Che differenza fa un omicidio o una lotteria per noi che leggiamo il giornale? Crudele e vera riflessione su quanto la notizia rimanga più "voglia di sensazionale" che fonte di riflessione...cinici e distratti ci vogliono e noi li accontentiamo ben volentieri. In conclusione "La scala a chiocciola" è un film da non perdere, da rivedere più volte per carpirne le particolarità e le tante bellezze nascoste. Che appagherà patiti di psicologia, amanti dello slascher-movie e anche chi di un film apprezza la tecnica e l'uso della camera...un film, come si usa spesso dire, seminale. Che attacca una visione borghese e darwinista della società...dove non sembra esserci posto per diversi e i falliti, dove altruismo e solidarietà, se non addirittura l'amore, sono relegati a sentimenti di secondo piano e sottomessi all'arrivismo e al profitto. Questo genera mostri, tutto questo genera perversioni e volontà di sottomettere il più debole... La trama: All'inizio del secolo, una tranquilla cittadina del New England è funestata da una catena di delitti contro giovani donne affette da menomazioni fisiche. A casa del professor Warren, la governante muta Helen ha ragione di temere per la propria vita. Il suo destino sembra segnato.

martedì 3 settembre 2013

Re-Animator (S.Gordon.1985)


Personalmente non amo incondizionatamente lo splatter. Non riesco a diventarne un cultore, lo rilego in una particolare, magari particolarissima, nicchia del genere horror. Detto questo, ignorarne per solo snobismo anche i migliori film che lo rappresentano è colpa certa. Ci basta ricordare Cronenberg, Romero, Hooper e Raimi e (un po' di sano nazionalismo) il nostro Fulci per aver già elencato decine di lavori cult e vere icone del sottogenere splatter…almeno parlando dei classici. Oggi aggiungiamo a questi un film che è tanto sfacciatamente splatter, tanto è perfetta la sintesi dei canoni del genere, da poter essere a ragione usato come campione per dissertare di questi particolari horror movie. Re-animator di S.Gordon vede le sale a metà degli anni ottanta, quando con la "paura" ci si voleva anche divertire. Non sembri un ossimoro sciocco, vedremo come l'eccesso e il paradossale nel girare uno splatter diventino spesso motivo di una spiazzante ilarità. Partiamo dai titoli di testa (un cinefilo adora i particolari, vive di particolari), una sequenza meravigliosa di tavole anatomiche, che ipnotizzano e già incuriosiscono…farcite da un tema musicale non cupo, niente organi da chiesa, ma ritmato e sicuramente più che adatto ai disegni che accompagna…ma questo noi possiamo al massimo apprezzarlo, regista e musicista lo hanno pensato e inventato e questo non è per nulla una cosa scontata da fare, bisognerebbe sempre ricordarlo quando ci si appresta a criticare una qualsiasi opera. Bisogna avere lo stomaco preparato, questo è da dire subito. Anche se, come dicevamo, le scene più "crude" e realistiche sono spesso condite con un humor macabro che aiuta la visione, vedere scotennamenti e autopsie di uomini e gatti in presa diretta è alimento da dover conoscere bene prima di pensare ad  ingerirlo inconsapevolmente. Gelida e perfetta è l'interpretazione che J.Combs da del bizzarro e spaventoso Herbert West. Studente geniale e novello Dottor Frankenstein, diretto da Gordon con una maestria davvero difficile da riscontare in un cineasta alla sua opera prima, e opera prima è Re-animator. Il suscitare ribrezzo fine a se stesso è una delle scorciatoie più usate dai mediocri registi che si sono cimentati con lo splatter solo per la facilità con cui si può raggiungere il sensazionalismo per qualche assurda trovata, qualche sequenza dove ettolitri di sangue ridipingono pareti intere di stanze o una mannaia da macellaio, realisticamente e prevedibilmente,  che affetta le dita del malcapitato di turno. Nel film di oggi si è imbastita la trama misurando esattamente la distanza tra una commedia nera, surreale e demenziale all'americana, ed i vari Saw…nel mezzo esatto vive uno splatter come questo. Realismo estremo ma senza prendersi sul serio…questa la ricetta per un gustosissimo film. Non noioso, non banale, con un crescendo degno dei migliori lungometraggi del suo genere e sicuro nuovo gioiellino nella vostra cineteca di horror classici. Vagamente il soggetto è tratto da un racconto di Lovecraft del '22..ma la potenza dell'immagine allontana troppo, ed inevitabilmente le modifica, le sensazioni provate leggendo dalla loro pirotecnica rappresentazione sul grande schermo. Con Re-animator possiamo decisamente affermare che con l'horror si può anche ridere…La trama:Lo studente di medicina Herbert West scopre un siero per riportare in vita i morti: ma i resuscitati sono violenti ed aggressivi. Insieme al suo collega Dan cercano di porre rimedio alla loro catastrofica sete di scoperta, ma la situazione precipiterà inesorabilmente…