martedì 21 agosto 2012

Thirst (P. Chan-Wook, 2009)


...delusione e insuccesso. Questo è quanto si rischia con nuovi film dopo aver partorito pezzi d'arte come Old Boy. Iniziamo male, la storia è strana e mostrata con pochi indizi tanto da pensare all'abbandono immediato della visione...perchè un prete dovrebbe aver voglia di immolarsi per il bene altrui tanto da offrirsi volontario per esperimenti quasi clandestini in un monastero africano all'avanguardia nel mondo??...La storia non regge, per i primi minuti del film e accanendosi a cercare a tutti i costi un perchè evidente...più che (come sempre si dovrebbe) un significato nascosto dietro trama e personaggi...ma il film non ci deluderà. Forti, fortissime scene di malattia e, caso più unico che raro, dottori africani e assistenti africani che assistono caucasici e orientali...quasi una provocazione. Il nostro prete/martire guarirà, tornerà in Corea da santo...per i fedeli e da vampiro per tutti. Aspetto horror di un film che horror non è. Che spesso ricorre all'ironia per spiazzare (sangue conservato in casalinghi contenitori Tupperware e via dicendo..) Questo quindi il protagonista: prete, vampiro...sessualmente attratto da Tae-JU, bella e oppressa dalla famiglia d'adozione. Lui avverte il corpo di lei, il suo sangue...Una storia d'amore e passione, ma risparmiatemi i parallelismi e paragoni con vampirelli made in USA di moda..per carità..! La classe di Park Chan-Wook è infinita e, per chi ama il suo cinema, anche un film apparentemente sottotono (ma premiato a Cannes) rispetto ai suoi altissimi canoni, è e rimane un evento. Film difficile e dal finale eterno (ultimi minuti girati "perfetti") che sembra non arrivare mai e mai soddisfarci, richiami a opere tanto carneidiche da far desistere dal citarle..e cercarle. Tutto il film vive di una sessualità malata, carnale e cannibale che nel rapporto tra "alieni al mondo" genera bellezza. Personaggi che appagano se stessi e si autodistruggono...quanto Brando e la Schneider.