martedì 21 agosto 2012

L'occhio che uccide (M.Powell, 1960)

...Piccolo oggetto di culto...Uno di quei film che, non perfetti, con molte ingenuità e debolezze nella trama, vengono citati ( a volte plagiati) tanto quanto capolavori ben più famosi. Un videoamatore (Mark) vive chiuso nella sua camera/laboratorio, dove sviluppa e visiona le riprese che maniacalmente fa ogni attimo, occasione e pretesto nella sua esistenza. Ha una mania, i volti...i volti che trasudano terrore, la maschera della paura genuina e vera...non una recitazione per la sua cinepresa, vuole la realtà. Escogita uno stratagemma, come usava fare con lui il padre biologo, uno stratagemma a dir poco bizzarro...uccide. Uccide e riprende le sue vittime nell'attimo esatto in cui la sua "arma" le trafigge. Questa diventa la sua realtà, questo i suoi occhi vogliono vedere...studiare, non una vita che scorre (come ogni ripresa amatoriale vorrebbe) ma una vita che finisce. Lui, dicevo, è stato vittima di suo padre, che usandolo da bambino come cavia per i suoi esperimenti sulla paura, finirà per distruggerne la personalità. Un opera che non regge dal punto di vista puramente tecnico...ma l'idea di fondo è di quelle fantastiche, che non può non colpire i malati cinefili...che divorano celluloide. Quelli che, senza sfociare nella scopofilia del film (nome assurdo, ma tant'è) molestano amici e parenti citando mitragliate di frasi di film e diluiscono la realtà con l'ultimo appena visto.